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ROVIGNO

L’area sulla quale si trova la città di Rovigno in epoca preistorica era certamente abitata, com’è confermato dai numerosi reperti archeologici rinvenuti nella zona, quali pietre levigate, ceramiche ed oggetti in bronzo, impiegati dagli antichi abitanti preistorici, i Veneti e gli Histri. I resti d’epoca romana sono rari; eppure, otto iscrizioni ed i resti d’alcune costruzioni architettoniche ci dicono che Rovigno doveva essere abitata anche in epoca romana, sebbene quel tempo non coincidesse con l’epoca del suo massimo splendore. Rovigno acquistò maggiore importanza tra il 200 ed il 400.

Il primo centro abitato si formò tra il III ed il V secolo d.C., con la costruzione di una fortezza e della prima fascia di mura che circondava il pianoro superiore, sul quale oggi è ubicata la chiesa di Sant’Eufemia, e che coincide con il muro del vecchio cimitero.

Nel corso dell’Alto Medioevo Rovigno visse un forte sviluppo urbanistico; i continui assalti barbarici, susseguitisi tra il V e l’VIII secolo, resero la vita nei campi estremamente pericolosa, e le popolazioni rurali trovarono riparo all’interno delle sicure mura cittadine, sull’altopiano. Il maggiore afflusso migratorio coincise con l’abbandono della vicina Cissa che, probabilmente, sprofondò in mare dopo i terremoti del 745 e dell’801 d.C.

Dopo la caduta dell’Impero romano d’occidente, Rovigno, tra il V ed il VII secolo, passo dalle mani dei Goti a quelle di Bisanzio; in quel periodo, il suo territorio era continuamente esposto agli assalti dei Longobardi, degli Avari e dei loro sudditi, i Vendi, gli Slavi di allora. Per tutto il tempo della dominazione bizantina, protrattasi dal 539 al 788 d.C., escludendo il breve episodio della dominazione longobarda, avvenuta tra il 753 al 774, la città-fortezza era amministrata da magistrati eletti dal popolo.

Si racconta che nell’800 d.C. giunse per mare a Rovigno, proveniente da Costantinopoli, un sarcofago marmoreo con il corpo di sant’Eufemia, martire calcedone che sacrificò la propria vita a difesa della fede cristiana all’epoca delle persecuzioni di Diocleziano del 284 d.C. Il sarcofago fu portato dentro le mura della città-fortezza e collocato nei pressi della vecchia chiesa di San Giorgio. Da allora, gli abitanti di Rovigno onorano sant’Eufemia come protettrice della città, accanto al primo patrono cittadino, san Giorgio. La chiesa di Rovigno fu separata nell’832 dalla diocesi polesana e sottoposta all’influenza del patriarcato d’Aquileia. Nel corso dei secoli IX e X Rovigno fu ripetutamente meta degli attacchi dei corsari narentani (della Neretva) e saraceni. Al fine di rendere la navigazione per l’Adriatico più sicura, Rovigno stipulò un accordo con la Repubblica di Venezia, probabilmente attorno all’anno 1000, anno in cui il doge Pietro Orseolo II riusci a debellare la piaga dei corsari. Dopo alcuni tentativi di rivolta contro il doge veneziano, Rovigno nel 1149 giurò fedeltà alla Repubblica di Venezia. Nel 1209 Rovigno accettò, accanto a quello ecclesiastico, anche il governo temporale del patriarca d’Aquileia, proclamato da Ottone IV Brunswick, imperatore di Germania e d'Italia, principe imperiale di discendenza diretta. Destreggiandosi tra il patriarcato d’Aquileia e Venezia, Rovigno riuscì a mantenere, sino alla metà del XIII secolo, una certa autonomia, un po’ come le altre città istriane. Almeno sino al momento in cui Venezia, decisa a realizzare un dominio indiscusso sull’area, non supportò Rovigno nell’intento di ribellione contro il patriarca, ottenendo così la sottomissione della città  nel 1283. La Serenissima pose un proprio podestà a capo della città, e Rovigno rimase sotto il vessillo di san Marco sino alla rovina della Serenissima.

Con il passare del tempo, il numero dei suoi abitanti aumentò a dismisura, e la città divenne improvvisamente troppo piccola. Nel corso del XVIII secolo, il centro abitato si espanse sul colle di san Francesco, oltre quel canale ricoperto nel 1763 e grazie al quale l’isola fu unita alla terraferma.

Dopo la capitolazione di Venezia, avvenuta nel 1797, Rovigno fu conquistata dalle truppe austriache, che si guardarono bene, però, dall’intromettersi nella sua gia esistente amministrazione comunale. Quando, pero, la città fu occupata dai Francesi (correva l’anno 1805), questi la spogliarono d’ogni cosa, considerandola vero e proprio bottino di guerra. Nel 1806 fu istituito il Cantone istriano, annesso al regno d’Italia. Gli abitanti di Rovigno, nel 1809, si sollevarono contro le autorità; i fuochi della rivolta furono spenti dopo alcuni mesi. Nel 1815 l’Austria riebbe il dominio su Rovigno.

Secoli piu tardi, all’inizio della Seconda guerra mondiale, gli abitanti di Rovigno e della provincia di Pola furono deportati nel campo profughi di Wagna, nei pressi di Leibnitz, nella Stiria.

Con la Pace di Londra, del 1918, la citta di Rovigno entrò a far parte del Regno d’Italia. Dopo la Seconda guerra mondiale divenne parte della Jugoslavia, nel cui ambito restò sino al 1991, ovvero sino alla proclamazione dell’indipendenza della Croazia

Bellezze della citta di Rovigno:
• La chiesa di Sant'Eufemia
• L'Arco dei Balbi
• la torre con l'orologio
• La chiesa di San Tommaso
• La chiesa di Santa Croce
• La chiesetta della Santissima Trinità
• Convento francescano
• Il Museo civico
• L'acquario
• Punta Corrente
• La riserva ornitologica Palud

Ubicazione

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